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I Briganti, una grande saga lucana
La storia di una epopea epica ma anche controversa che ha insanguinato l'Italia post-unitaria.
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Più di centocinquanta anni fa la rivolta filo borbonica nel Sud Italia fece della Basilicata una terra di Briganti. Il regime piemontese aveva preso il posto di quello borbonico scatenando nella popolazione una forte reazione contro i Savoia, collegata ad un diffuso senso di ribellione per i soprusi e le ingiustizie sociali. Nasce da Matera una guerriglia ante-litteram che trova la genesi nell'eccidio Gattini (sollevazioni contadine contro i proprietari terrieri che, complici la forza pubblica e le autorità che non intervennero per sedare i tumulti, portarono il giorno 8 agosto 1860 il popolino ad accanirsi contro il conte Francesco Gattini, invadendo il suo palazzo e uccidendo lui e due suoi dipendenti). Dalla Basilicata la rivolta popolare si propaga in Irpinia, in Abruzzo, in Ciociaria , in Puglia , in Calabria e anche in Sicilia, per ottenere la riduzione delle tasse, l'eliminazione del servizio militare obbligatorio e soprattutto una riforma agraria che preveda la ridistribuzione delle terre. I protagonisti sul campo, i briganti, erano essenzialmente pastori e contadini ma anche ex galeotti, disertori o ex soldati borbonici. Organizzati in bande spesso non coordinate tra di loro, vivevano di razzie e sequestri ma trovavano appoggio nei villaggi rurali perchè ben visti dai contadini e una qualche protezione nei conventi perchè la Chiesa, per via di Roma capitale, li appoggiava più o meno apertamente. I gruppi erano guidati da capibanda le cui gesta hanno lasciato in Basilicata varie storie e leggende, e trovavano un perfetto habitat nel territorio montuoso della Regione , pieno di anfratti, grotte e nascondigli per restare alla macchia. Tra questi capibanda il più famoso di tutti fu Carmine Crocco detto Donatelli, che catturato, fu condannato all'ergastolo e lasciò un libro di memorie. Altri briganti lucani famosi furono Ninco Nanco, Chitarrid, Malacarne, Coppolone e Antonio Franco, che combatterono contro la repressione sabauda costituita da 120.000 soldati e da un insieme di leggi , anche brutali, che puntavano a dissolvere qualsiasi resistenza. Le lotte durarono fino al 1865 , lasciando sul campo circa 20.000 morti con , da una parte e dall'altra , inutili violenze , rappresaglie, giustizie sommarie e strascichi polemici.
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Aggiornato il 6 Maggio 2007
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