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Maratea
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Romanzo Briganti - dai monti del Sud alle prigioni toscane
L'intervista allo scrittore lucano Vincenzo Labanca realizzata da Iuri Lombardi.
L'interesse poetico del romanziere Vincenzo Labanca, nasce dalla consapevolezza d'essere italiano, dall'esigenza di illustrare a chi legge i sapori di quella parte d'Italia che sono al centro della sua poesia: la Lucania. E' da questa terra e poi dalle vicende nazionali che lo scrittore, con la convinzione ferrea con la quale scrisse il primo romanzo, tiene a sottolineare e a promuovere un'indagine continua sulla storia. In particolare sul brigantaggio, fenomeno sviluppatosi durante l'unità d'Italia e da sempre controverso e bandito. In altre parole, nell'ultimo anno da Rivello, piccolo centro del potentino dove Labanca è nato e vive, lo scrittore ha lanciato una proposta ovvia, di grande onestà critica: intitolare le strade in Italia ai briganti. Una proposta che sembra aver riscosso attenzione soprattutto da parte degli storici che, a seguito della disputa, hanno allargato il dibattito anche in campo politico. Il brigantaggio, e lui lo sa bene avendo avuto il trisnonno brigante, non fu solo una reazione regionale, nel tentativo rivoluzionario di cacciare i piemontesi dal regno delle Due Sicilie, ma dai risvolti nazionali. A cominciare da Carmine Donatelli Crocco che arrestato dallo stato pontificio finì i suoi giorni in Toscana, all'isola d'Elba, nel carcere di Portoferraio. Era da quella finestra, dall'inferriata, che il brigante lucano guardava il mare della Toscana, il Tirreno che, quasi per un gioco del destino, si allunga dalla nostra regione sino alla Calabria, passando da Maratea, dove vicino si trova Rivello.Da allora, per Vincenzo Labanca, la Toscana è unita, in uno stretto binomio, alle vicissitudini del declino del brigantaggio meridionale. Un binomio che, in parte, anche se di diversa radice, si può riscontrare nel mito dei briganti maremmani. Anche in Maremma, a causa del latifondismo, si sviluppò un fenomeno del genere.
"Il brigantaggio è stata una rivoluzione perduta"- sostiene, parafrasando la disputa che ha promosso. Rivoluzione che si perde nei libri di storia, nelle notti insonne di tanti paesi lucani che in quel tempo furono incendiati, nelle sommosse, nelle sentenze che decretarono morti per eversione. Come suo nonno fucilato per difendere i propri ideali, la sua terra natale, nella piazza del paese. Questa confessione, quindi, a suo dire ha una duplice valenza: dare il giusto risalto alla polemica che si è diffusa in abito nazionale e ribadire in termini storici l'antico binomio tra le due regioni. Secondo le statistiche i lucani residenti in Toscana sono molti, a cominciare dalle prime emigrazioni. Spostamenti frequenti non solo nel novecento ma a partire dalla fine del XIX secolo. In poche parole, Labanca è il romanziere di certi eventi, lo storico del popolo, il narratore avvincente come avvincenti sono i suoi romanzi; a cominciare dalla trilogia del brigante, sino alla Leggenda di un Dio lucano, Viaggio in Lucania, Storie e leggende.
continua intervista a Vincenzo Labanca
Iuri Lombardi
per gentile concessione di: Nove da Firenze
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Romanzo Briganti - dai monti del Sud alle prigioni toscane
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aggiornato il 5/1/2011
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