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intervista a Vincenzo Labanca parte II - Romanzo dei Briganti
L'intervista allo scrittore lucano Vincenzo Labanca realizzata da Iuri Lombardi - parte II
Titoli che per i suoi lettori rappresentano molto, che sono degli evangeli del risorgimento italiano, come ad esempio Memorie di una brigantessa, presentato più volte anche in Toscana. Insomma, si tratta di uno scrittore particolare, elitario, ispirato dalle tragiche e mitiche, talvolta sanguinose, vicende italiane. Vincenzo, seguendo il percorso evolutivo della tua poetica è facile rintracciare una sorta di storicismo in senso letterario e filosofico. In altre parole, leggendo la trilogia del "brigante", i tre romanzi cui fa da sfondo una Lucania e un'Italia ottocentesca e suggestiva, stupisce il fatto di come tratti la storia. In altre parole, le tue pagine, la tua poetica, la visione del mondo nelle tue opere soverchia, per non dire che mette in crisi, l'ottica dello storico; per il quale la storia è vista dall'alto verso il basso, cosa che in te è rovesciata, in quanto le tue domande, le tue risposte e constatazioni partono e si alimentano dal basso, cioè dagli eventi di coloro che nel corso dei secoli sono le reali vittime di un sistema.
Ora, quanto è importante per te, per la tua opera, la tua persona, la storia? Quanto è realmente fondamentale rovesciare il ruolo dello storico calandosi nei panni di uno storiografo del popolo? "Io sono convinto che ogni uomo e figlio del proprio passato (e padre del futuro), ragion per cui è prioritario, oserei dire fondamentale, per ogni ciascuno conoscere la storia, la propria storia. La Storia di un uomo è fatta, in prima istanza, dalla storia della propria famiglia, dalla storia della propria genetica, del proprio genoma. A seguire, nonostante l'ipocrisia della globalizzazione (che, se mai sarà, sarà solo delle merci e mai degli uomini!), la storia di un uomo e fatta del contesto in cui è venuto al mondo ed in cui si è formato nei primi anni della sua vita: il paese di appartenenza, senza il quale ogni uomo e nessuno! Tanto ciò premesso, ogni contesto, ogni luogo, ogni paese è il prodotto della storia degli uomini che su di esso si sono avvicendati, dei suoi antenati non solo in senso genetico, e che ognuno, solo appropriandosi completamente di questa identità può avvertire il senso di appartenenza e sentirsi a casa propria. Ma la Storia è la più bugiarda e la più falsa delle scienze, esatte e non, per il fatto stesso che scriverla sono solo i vincitori (o un gruppo ristretto di essi) che, anche quando sono in buona fede, riportano solo la loro visione dei fatti.Ma gli Storici, quelli di mestiere, non sono mai in buona fede!. Ho letto recentemente su Repubblica la recensione di un libro sui Maya in cui si riporta che i vincitori mozzavano le dita agli scribi degli sconfitti per evitare che costoro scrivessero la storia, ovvero, la loro versione dei fatti. Così era per i Maya e così è stato per tutti i perdenti della Storia, compreso per i nostri bisnonni briganti che soccombettero ad un'azione di Conquista riportata come Liberazione dagli storici dei vincitori (o di regime). "
Iuri Lombardi
per gentile concessione di: Nove da Firenze
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Romanzo Briganti - dai monti del Sud alle prigioni toscane - parte 2
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aggiornato il 5/1/2011
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