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Maratea
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3a parte Intervista Romanzo dei Briganti
L'intervista allo scrittore lucano Vincenzo Labanca realizzata da Iuri Lombardi - parte III
Detto questo, i tuoi romanzi sono stati e sono dei tentativi vittoriosi, almeno secondo quanto emerge, di ripristinare la memoria del brigantaggio lucano in un tempo in cui la memoria, la storia, sono occultati per questioni di pigrizia culturale e, ancor peggio, per un interesse editoriale. Tanto è vero che da te è partita la polemica letteraria, in calce di vari articoli, di intitolare le strade ai briganti. Ci potresti spiegare com'è nata questa disputa? "I Briganti furono per il sud Italia la stessa, medesima cosa che i partigiani furono per l'Italia settentrionale. Uno Stato, il Regno delle due Sicilie, bene o male al passo dei tempo, si trovò occupato dai soldati di un altro Stato, il Regno di Sardegna e Piemonte, alla stessa stregua di cui uno Stato, l'Italia del 1945, si trovò occupato dai soldati di un altro Stato: il III° Reich di Hitler. Sia gli uni che gli altri lottarono contro gli invasori che, oltre ad avere altre leggi ed altra lingua, perpetravano stragi e massacri a danni di inermi e di indifesi. Gli uni, i partigiani, vincendo, sono diventati eroi, gli altri, sconfitti, sono diventati delinquenti. E' questa la Storia? "E' questa la Storia che raccontano gli storici, ma non è questa la verità!. Ed io non ci sto. Ho fatto una lunga ricerca sull'albero genealogico della mia e di altre famiglie lucane ed ho trovato che i miei antenati, a partire dal 1600, sono stati sempre persone perbene, oneste e laboriose (non ho notizie di antenati antecedenti, ma ciò non serve alla mia analisi). L'unico "delinquente" di una lunga catena di persone per bene fu un certo Vincenzo Labanca, mio trisavolo, catturato tra i boschi della Lucania e fucilato sulla pubblica piazza perché "menatosi al brigantaggio" per anni e anni di delinquenza. Al mio piccolo paese ci sono almeno quattro vie intitolate a partigiani dell'ultima guerra che hanno combattuto contro l'invasore, e nessuna, dico nessuna, ai delinquenti del secolo scorso. Ma si sono mai chiesti i pigri ed i benpensanti cosa ne sarebbe stato di Sandro Pertini, di Pietro Ingrao, di Nilde Iotti, di Antonio Gramsci se a vincere fossero stati i Tedeschi e non gli Americani? (pardon, gli Italiani?). Credi davvero che la via dove abito si chiamasse lo stesso "Via Giacomo Matteotti? " Ma la Deputazione di Storia Patria ha ancora paura dei Briganti ed ha negato che una via, una misera Via si chiamasse semplicemente: "Via dei Briganti Lucani!" quando in Italia hanno intitolato vie, strade, piazze ecc, ecc, a cani e porci! "
In un tuo romanzo- reportage, Viaggio in Lucania, affronti la tematica di due Italie contrapposte, quella del Nord e quella del Sud, passando attraverso ancora una volta un periodo storico il 1968, anno delle contestazioni giovanili. Un'epoca rivoluzionaria come quella del brigantaggio. Ora, volendo razionalizzare su i due eventi, ci potresti raccontare quale delle due epoche è per te, per il tuo senso civico, la vera rivoluzione compiuta e perché? "Nessuna delle due!. Nessuna delle due! La prima, quella del brigantaggio, fu una rivoluzione perduta e la seconda fu una rivoluzione di cartone! "
Iuri Lombardi
per gentile concessione di: Nove da Firenze
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Romanzo Briganti - dai monti del Sud alle prigioni toscane - parte 3
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Utilità
aggiornato il 26/2/2012
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