Maratea 
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Superior Maratea | Castello

   
 
Sopra la cima della montagna di S. Biagio si erge, con figura maestosa, l’antica Maratea, comunemente chiamata dai marateoti «Castello». 
Se la sua conformazione rimanda ai primi secoli del Medioevo, il suo passato affonda fino ai più remoti tempi dell’antichità, tanto che la tradizione popolare vuole che l’attuale Basilica di S. Biagio sia stata un tempio pagano dedicato alla dea Minerva. 
Un tempo le sue abitazioni, protette da una cinta di mura e dagli strapiombi del monte, conferivano all’antica Maratea un aspetto così magnifico che i naviganti si fermavano, incantati come da una sirena, ad ammirarla. Oggi ne rimangono solo rovine, dense di un fascino gotico e trascendente, che ancora riescono a restituire l’eco di quella magnificenza perduta. 
L’antica città, detta appunto «Castello» perché fortificata, non era molto grande, e mai i suoi abitanti superarono di molto il migliaio. Aspre erano le condizioni di vita: il poco spazio offerto dalla cima del monte costrinse i marateoti a costruire piccole case, grandi solo un quarto del normale, con al loro interno un piccolo forno dedito alla panificazione e al riscaldamento. Nessuna grande piazza o corso correva tra le piccole abitazioni: solo piccoli vicoli, scale e artistici angiporti sotto le sopraelevazioni della case, e due porte si aprivano nelle mura: la prima, Porta S. Maria, protetta da torri, si trovava sul versante meridionale del monte; la seconda, Porta dei Carpini, si affacciava sul carpineto che conduce all’altra Maratea, detta «Borgo», edificata dagli abitanti del «Castello» che, stanchi del quotidiano andare nei campi della valle sottostante, si fermarono a mezza via del versante settentrionale del monte. 
A scapito delle ridotte dimensioni, ben cinque furono i templi cristiani di culto edificati nell’antica Maratea. Il primo fu ricavato nella Grotta dell’Angelo, dove i primi cristiani innalzarono un altare a S. Michele, il secondo fu la chiesa di S. Basilio, costruita a poca distanza dalla grotta. Nei vicoletti della città esistettero poi due cappelle, una dedicata a S. Nicola di Mira e l’altra ai SS. Quaranta Martiri di Sebaste. L’ultima chiesa edificata, nonché l’unica ancora oggi esistente, fu quella dedicata alla Madonna delle Grazie, poi divenuta il santuario di S. Biagio quando le ossa del santo patrono di Maratea arrivarono nella città. 
Fa quasi meraviglia pensare che questo meraviglioso altare della pace, dalle cui pietre sospese nel cielo si ammira un panorama che nei giorni più limpidi spazia da punta degli Infeschi all’isola di Stromboli sia stata per secoli una formidabile fortezza. Quanti eserciti dovettero deporre le armi sotto le mura dell’antica Maratea! Primi furono gli Aragonesi, durante la guerra dei Vespri, poi fu la volta dell’esercito di Lauria, che nel 1440 venne a mettere sotto assedio il «Castello», imitato poi dagli uomini di Carlo VIII nel 1495. Ultima battaglia del «Castello» fu l’assedio dei francesi, che nel 1806 costrinse il colonnello Alessandro Mandarini ad una onorevole capitolazione. Dopo questo episodio, la città venne mutilata delle sue fortificazioni, e si spopolò quasi del tutto. 
Oggi più nessuno vive al «Castello». Ma alla tristezza delle rovine si contrappone la speranza e lo splendore della gigantesca statua del Cristo Redentore, innalzata, su idea del conte Rivetti, nel 1965.  
 
 
 
statua del Cristo sul  Monte San 
La statua del Cristo di Maratea sulla sommità del Monte San Biagio 
 
Ruderi del Castello 
Ruderi del Castello 
 
I tornanti di Monte San Biagio 
I tornanti di Monte San Biagio 
 
 
Il Santuario di San Biagio 
Il Santuario di San Biagio
 
 
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aggiornato  il 7/1/2012
 
 
 
 
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