Maratea img
 
 
 
 
  
 
San Biagio Maratea | Santuario San Biagio | San Biagio di Sebaste
 
San Biagio
 
Biagio, medico di origine armena vissuto nel IV secolo, divenne vescovo della città di Sebaste dove operò numerosi miracoli. Arrestato dal preside Agricolao durante la persecuzione ordinata da Licinio, Biagio fu imprigionato, lungamente picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, Biagio  fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì il martirio decapitato,  insieme con due fanciull  e dopo l'uccisione di sette donne,che erano state arrestate perché raccoglievano le gocce di sangue che scorrevano dal corpo dello stesso martire Biagio , durante il suo supplizio. Biagio è stato innalzato alla dignità di santo ed è invocato contro i mali di gola, perché durante la sua prigionia, guarì miracolosamente un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella trachea. Alla morte corpo di Biagio viene deposto nella sua cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la tradizione, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea presso l'isolotto di Santojanni.  
I profughi pensarono che quella fosse la sede definitiva del santo (vedi sotto).  
La sua storia è giunta fino a noi attraverso il libro La Leggenda Aurea, scritta da Jacopo da Varagine intorno al 1260, che ebbe grande diffusione nel Medioevo
 
 
Michelangelo:S.Biagio- c.Sistina
 
 
 
 
San Biagio a Maratea
 
Nel 732 la popolazione di Maratea accolse con entusiasmo le reliquie di San Biagio - il torace, un femore, una parte del cranio e del braccio destro - e costruì in cima al colle che sovrasta la cittadina e prese poi il nome del patrono, una cappella sulle rovine di un tempio dedicato a Minerva. Nel corso dei secoli la cappellina si è ampliata raggiungendo le dimensioni dell'attuale basilica fin dal XIII secolo. Nel XVII il re di Spagna Filippo IV volle costruire all'interno del santuario la cosiddetta Cappella reale dove tuttora sono custodite le reliquie in un cofanetto di marmo posto sotto l'altare sopra il quale campeggia il busto d'argento del patrono Biagio  che non è più l'originale, modellato nel 1706 e rubato nel 1976, ma una copia fedele che risale al 1979. Il 3 maggio 1941 fu fatta una ricognizione ufficiale per il riconoscimento di quanto contenuto nell’urna: il torace, una parte del cranio, un osso di un braccio e un femore del santo armeno. 
Nella cappella è conservata anche una coppa d'argento in stile gotico che raccoglieva la cosiddetta manna, un liquido acquoso di color biondo gocciolante dall'urna, ma anche dalle colonne e dalle pareti della cappella, e talvolta persino dagli altari e dai muri di tutta la chiesa. La venerazione di Maratea per il santo protettore Biagio accrebbe l'evento miracoloso della santa manna. In più di un’occasione, la statua e le pareti della basilica si ricoprirono, e in modo abbondante, di un liquido acquoso, di colore giallastro, raccolto dai fedeli e adoperato con estrema devozione per la cura dei malati, in quanto proprietario di poteri taumaturgici. Fu papa Pio IV, all’epoca vescovo di Cassano, che nel 1563 riconobbe il liquido come “manna celeste”.Ma dal 1620 circa il fenomeno si è attenuato e si è ripetuto sporadicamente.  
San Biagio è ricordato dalla Chiesa il giorno natale, cioè il 3 febbraio, quando fu decapitato, ma a Maratea la festa patronale si celebra nella seconda domenica di maggio con un cerimoniale stabilito da un protocollo vecchio di secoli. I festeggiamenti della Festa di San Biagio durano otto giorni e si aprono il sabato precedente la prima domenica di maggio con la processione al Castello, detta "San Biagio va per la terra". Il giovedì successivo, il simulacro del Santo viene portato a Maratea Inferiore, e la mattina della seconda domenica di maggio la statua, coperta col drappo rosso, torna nella sua abituale sede al Castello.  
5   torna in alto
 
Santuario di San Biagio 
 
San Biagio in processione
 
 
 
 
San Biagio oltre Maratea
 
 
San Biagio è il patrono di Maratea, ma il suo culto è molto diffuso in tutto l’occidente oltre che essere venerato anche in Oriente, e per la sua festa è diffuso il rito della "benedizione della gola", fatta poggiandovi due candele incrociate (oppure con l'unzione, mediante olio benedetto), sempre invocando la sua intercessione. L'atto si collega a una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una spina o lisca conficcata nella sua gola. L’"osso della gola" di San Biagio con il quale si benedicono i fedeli, dal 1617 è ai Ss. Biagio e Carlo ai Catinari [Roma]. La reliquia precedentemente custodita a San Biagio dell’Anello fu portata a S. Pietro in Vaticano nel pontificato di Eugenio IV (1431-1447); posta in un prezioso reliquiario dal cardinale Enrico de Minutilis (eletto nel 1389, morto nel 1412) venne rubata nel Sacco di Roma del 1527. Nello stesso anno fu riscattata con cento ducati d’oro dal cardinale Andrea della Valle. Ai Ss. XII Apostoli vi è la reliquia di un braccio del santo Vescovo Biagio  di Sebaste invocato contro le malattie della gola. Tanto incerta è la figura storica di San Biagio, quanto numerosi sono i miracoli e i patronati a lui attribuiti. Il miracolo più spesso rappresentato dall'iconografia è la guarigione di un bambino soffocato da una lisca di pesce piantata nella gola. Una donna a cui un lupo aveva sottratto un porcellino gli chiese aiuto, offrendogli una gran quantità di candele; ma Biagio la invitò a riservare quelle candele per la chiesa che gli sarebbe stata dedicata; subito dopo il lupo, fattosi mansueto, riportò indietro la preda. Per i miracoli operati e la vastità dei patronati San Biagio  è compreso fra i quattordici "Santi Ausiliatori". Protegge contro tutte le malattie, ma soprattutto dai mali della gola; in molte chiese alla sua festa vengono accostate alla gola dei fedeli candele benedette il giorno prima. In alcune regioni, parte del rituale sono anche certe pagnottelle, che nella forma ricordano vagamente la gola. Per il miracolo del maialino è patrono dei porci e dei porcari, e protegge contro le bestie feroci; per il tormento dei pettini di ferro San Biagio è patrono dei cardatori. Altri patronati nascono da analogie o assonanze; poiché il latino Blasius ricorda il tedesco blasen (soffiare), in Germania è patrono dei suonatori di strumenti a fiato; per l'assonanza Biagio / bacio in molte regioni è il patrono dei fidanzati; per la somiglianza con il francese blé, grano, in Francia viene invocato prima del raccolto. È patrono della Croazia; Ragusa (Dubrovnik) è detta "Città di San Biagio". Per antica tradizione gli abitanti di Monza usano ancora recarsi in chiesa il 3 febbraio per il rituale della benedizione a candele incrociate sotto la gola  e tornare poi a casa con il pane o il panettone benedetto. Anche per i milanesi San Biagio è una figura famigliare, ha il suo posto tra le statue che adornano le guglie del Duomo, protegge i fedeli dalle affezioni alla gola e, a questo scopo, chiede a ciascuno di  rinunciare, la notte di Natale, ad una piccola porzione  del suo panettone, che deve essere poi consumata, con fede taumaturgica, la  mattino del 3 febbraio. A Roma, nel 1832 papa Gregorio XVI concede agli Armeni la chiesa di San Biagio della Pagnotta, in Via Giulia dove fino ad oggi si officia la Santa Messa in lingua armena, secondo l’antica liturgia della Chiesa Apostolica Armena e si distribuisce per San Biagio il 3 febbraio la “pagnottella” benedetta. San Biagio è anche Santo  Patrono di Orbetello, luogo dove viene venerato dal 1600 e nel cui duomo viene custodito il cranio 
Dal 1863 ha assunto il nome di Monte San Biagio la cittadina chiamata prima Monticello (in provincia di Latina). Numerosi altri luoghi nel nostro Paese sono intitolati a lui: San Biagio della Cima (Imperia), San Biagio di Callalta (Treviso), San Biagio Platani (Agrigento), San Biagio Saracinisco (Frosinone) e San Biase (Chieti), e tanti altri ma lo troviamo anche in Francia, in Spagna, in Svizzera e nelle Americhe. 
 
 
 
 
 
San Biagio è patrono delle seguenti città:  Acate (RG), Acquafredda (BS), Alanno (PE), Albiano (TN), Alleghe (BL), Alonte (VI), Anguillara Sabazia (RM), Atena Lucana (SA), Avetrana (TA),Bieno (TN), Bronte (CT), Calalzo di Cadore (BL), Caronia (ME),Carosino (TA), Casale (MN), Cassano allo Jonio (CS), Castelbelforte (MN), Cavriana (MN), Ceresara (MN), Comiso (RG), Corsano (LE), Lago (TV), Maratea (PZ), Militello Rosmarino (ME), Orbetello (Gr), Ostuni (BR), Pietrasanta (LU), Piombino Dese (PD), Ruvo di Puglia (BA), S. Bartolomeo di Vallecalda (GE), S. Biagio di Bagnolo S. Vito (MN), S. Piero Patti (ME), Serra S. Bruno (CZ), Spezzano della Sila (CS), Suzzara (MN), Torano Castello (CS), Venaus (TO) 
 
 
altri siti su San Biagio:
continua....    IL CULTO DI SAN BIAGIO      SAN BIAGIO PATRONO
 
 
San Biagio Maratea | Santuario San Biagio |
San Biagio di Sebaste
 
aggiornato: 5 Febbraio 2008 - 717 pagine 
© 2002-2008 Maratea.Info All rights reserved