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Maratea Monastero| Monaci Basiliani a Maratea | San Basile Maratea  
 
 
I monaci basiliani a Maratea
 
 
Nella foto a destra la grotta sotto la statua del Redentore a Maratea. sede di monaci basiliani e di successivi eremiti.  
Ma chi erano i monaci basiliani
Nell'anno 726 l'Imperatore romano d'Oriente Leone III Isaurico, capo anche della Chiesa orientale, emanò un editto, secondo il quale dovevano essere distrutte tutte le immagini di qualsiasi genere (pitture, statue, affreschi, ecc.) raffiguranti Dio, la Madonna e tutti i Santi; secondo l'editto, inoltre, nessuno avrebbe potuto realizzarne di nuove. Gli storici parlano al riguardo di lotta iconoclasta (da eikòn, immagine, e klàzein, distruggere) che da quell'anno sconvolse quelle lontane contrade e costrinse i religiosi che non vollero accettare questa drastica imposizione al martirio oppure alla fuga nell'Impero d'Occidente. Essi si richiamavano ai grandi santi della tradizione orientale, soprattutto San Giovanni Crisòstomo e San Basilio ò mégas (il grande, in greco), per cui vennero detti basiliani. Leone III fu scomunicato dal Papa, ma continuò nel suo folle progetto con ferocia inaudita, determinando in particolare la fuga verso l'Occidente dei monaci; ed il risultato di queste lunghe persecuzioni fu che numerose schiere di monaci a più riprese fuggirono nel Salento e verso le coste ioniche della Calabria, da dove iniziarono a diffondere i semi della tipica religiosità orientale. Grazie all'editto, si diffuse presso di noi una nuova ventata di misticismo e la Chiesa latina di allora fu confrontata con lo stile di vita meditativo e frugale orientale. 
 
grotta basiliani maratea 
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San Basilio   
Basilio aveva sentito tanto parlare di questi strani cristiani che in Egitto fuggivano dalle città per vivere nel deserto tutti soli. E, curioso com’era, desideroso di vivere la vita cristiana fino in fondo partì dall’Asia Minore per conoscere questi cristiani. Incontrò la comunità anacoretica di Pacomio e tanti altri eremiti. E giunse a un paio di conclusioni. La prima conclusione è che la radicalità che questi primitivi monaci cristiani vivevano era una radicalità richiesta dal Vangelo ad ogni cristiano. Ogni battezzato, proprio perché battezzato era chiamato a vivere tutto il Vangelo, senza sconti. La seconda conclusione è che la vita degli eremiti, degli anacoreti in realtà dovrebbe essere una scelta che aiuta soltanto a vivere questa vita battesimale. E questo è possibile farlo soltanto vivendo insieme, sostenendosi a vicenda nel vivere con radicalità il Vangelo. Perciò con Basilio cominciò la vita comune di persone che come gli eremiti egiziani volevano vivere fino in fondo il battesimo. 
Le regole di Basilio sono ancora oggi usate dai monaci d’Oriente. In modo particolare il sud d’Italia conserva fortemente il ricordo della presenza di comunità basiliane, che erano piccole, semplici, alle porte delle città, aperte all’accoglienza e alla carità. In Puglia, in Calabria, in Sicilia si trovano diversi luoghi dove vivevano uomini e donne secondo la regola basiliana. 
Poi venne Benedetto in un’epoca di pericoli e di violenza per l’Occidente e blindò i monasteri, che divennero piccole cittadelle molto strutturate e separate dalle città. 
Dalla serie Interruzioni. Comunità di Francesco Guglietta - www.korazym.org 
 
 
 
San Basilio 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
grotta basiliani maratea 
Grotta eremiti basiliani , sotto la Statua del Redentore a Maratea  (foto di Sergio Tranchino). 
 
 
 
 
Altre risorse 
 
leggi anche:  
(da un saggio di Sergio De Nicola)
 
Maratea Monastero| Monaci Basiliani a Maratea
| San Basile Maratea  
 
aggiornato: 19 Febbraio 2008 - 717 pagine 
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