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LA GRANDE CUCINA DI ANTONIO TORINO

   
Antonio Torino è un concentrato esplosivo di umanità, umiltà ed emozioni. Minuto di corporatura, porta dentro di sé tutta l'orgogliosa dignità delle origini umili e la grinta di una giovinezza fatta di povertà e di sacrificio nell'Italia  del Sud. 
Sembra una pentola in costante ebollizione e la sua cucina ne rispecchia fedelmente la personalità, ricca com'è di sapori, di piccante, di prodotti semplici e di abbinamenti fantasiosi.Alla Giostra dei Cuochi, nella terza giornata di "Squisito" a San Patrignano,  il patron del ristorante Mamma Rosa di San Polo d'Enza (RE), che dopo anni di lavoro duro ha conquistato la stella Michelin, ha presentato quattro piatti d'autore: le ostriche della Bretagna con crema di cioccolato e prezzemolo; il salmone affumicato in casa con la salsa di kiwi e Martini; gli involtini di riso Venere e cernia cruda con peperoncino; i ferricelli di grano bruciato al sugo di pesce, con capperi di Pantelleria e olive di Gaeta. A colpire, oltre all'originalità e alla bontà dei piatti, è l'umanità che lo chef dedica ad ogni sua creazione. Si commuove quando parla della famiglia d'origine a Maratea , secondo di quattordici figli, costretto a cucinare per i fratelli più piccoli per aiutare a combattere una miseria feroce, consigliato dal padre di lasciare la terra d'origine per sopravvivere. Parla di rispetto, dignità e impegno quando si riferisce alla promozione del territorio, alla valorizzazione dei suoi prodotti, alle persone sedute a tavola. "Dobbiamo sempre cucinare per gli altri come se lo facessimo per noi stessi", spiega. E sulla crisi economica: "Certo, il momento è difficile per tutti, al ristorante si siedono meno persone e stanno attente a quel che spendono. Ma non tutto è negativo: con meno soldi a disposizione si sceglie meglio, si sta più attenti e si torna a dare maggiore valore a ciò che conta davvero. E se abbiamo meno persone al ristorante, possiamo dedicare loro più tempo".
Antonio Torino da Maratea
Nato a Maratea Antonio Torino, dopo aver frequentato la Scuola Alberghiera,  negli anni settanta si trasferisce a Reggio Emilia dove trova lavoro come aiuto cuoco. Nel corso degli anni Antonio fa importanti esperienze nelle cucine dei più quotati ristoranti dell’Emilia e all’estero. Autodidatta per necessità . In Emilia si  trova bene e apre, nel marzo del 1981, a S. Ilario d’Enza, il Mamma Rosa. Nel 1992 Antonio trasferisce il Mamma Rosa a San Paolo D’Enza, lungo la via Emilia in direzione di Parma. Il ristorante è gestito insieme al socio Savino Nardò che cura la pasticceria, la sala e i vini. La brigata di cucina composta dal figlio di Antonio, Fabio, specializzatosi al Nazareno di Capri e da due aiuti Nadia e Bouchra. Il ristorante propone una cucina di pesce e punto di forza sono i prodotti della Puglia quali farine, olio extravergine di oliva e legumi prodotti dalla famiglia Nardò a Canosa di Puglia. Tra le altre specialità della casa il pesce di mare crudo e cotto, capesante stufate, zuppa di moscardini e scarpette dell’Adriatico. Il Mamma Rosa si fregia di una stella Michelin dal 2002 ed è presente in tutte le guide gastronomiche con lusinghieri giudizi.
LA GRANDE CUCINA DI ANTONIO TORINO 
 
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aggiornato  il 28/1/2012
 
 
 
 
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