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Il pecorino di Moliterno

   
 
 
Lungo la strada del ritorno sarebbe un delitto non fare una sosta a Moliterno: sia per visitarlo, che per acquistare il tipico pecorino canestrato.  
Questo paese, come altri della Val d'Agri, è sorto proprio dalle "ceneri" di Grumentum, perché vi si rifugiarono gli abitanti dell'antica città romana scacciati da bande musulmane alla fine del IX sec. Moliterno è sovrastato da un castello medievale, costruito a protezione del territorio dai Longobardi: da questa altura è possibile godere di uno scorcio del lago del Pertusillo, un bacino formatosi dopo la costruzione di una diga alta quasi 100 m sul fiume Agri negli anni Sessanta del Novecento, una striscia di blu intenso tra verdi colline. 
Una delle occasioni da non perdere, però, è assaggiare il formaggio che qui si produce da secoli: lo stesso nome Moliterno si collega al verbo "mungere", a testimonianza dell'antichità della pastorizia e dell'attività casearia. Possiamo trovare il Casieddu , la ricotta stagionata, ma soprattutto il pecorino canestrato. Quest'ultimo si ottiene dal latte di pecore e capre; si chiama così, perché la cagliata viene pressata a mano dentro dei canestri; dopo otto mesi di stagionatura, all'interno di cantine chiamate "fondaci", il risultato è un formaggio giallo scuro a pasta dura dal sapore intenso, che ben si sposa con miele o marmellata d'arance. Per acquistarlo, dato che non troverete quasi nessuna pubblicità in paese, dovrete servirvi di un mezzo antico e romantico: chiedere a chi incontrate per strada dove rintracciare qualcuno che lo venda. Vi indicheranno probabilmente un portone a cui bussare: la casa di una famiglia che lo produce e, se non vi apriranno, vi daranno anche un numero di telefono, finché qualcuno vi risponderà e vi darà appuntamento nell’azienda agricola in una zona in campagna, dove il pecorino - sia una forma intera sia un pezzo - vi verrà confezionato sottovuoto e dove potrete acquistare altri prodotti lucani. Finora questo formaggio di Moliterno ha ricevuto solo l'indicazione generica di Prodotto Agroalimentare Tradizionale, cioè di "prodotto ottenuto con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo, omogenei per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali", una segnalazione però che non ha tutelato in questi anni la produzione locale dalle contraffazioni. Ora, però, il ministro delle Politiche Agricole ha avanzato (ottobre 2009) la richiesta del marchio IGP: un riconoscimento che porrà autorità locali e produttori di fronte alla possibilità di uscire dall'artigianalità. Così, forse, sarà possibile assaggiare il vero pecorino canestrato più facilmente. 
 
Valentina Colavolpe
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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aggiornato  il 7/1/2012
 
 
 
 
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