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Pane di san Biagio | Maratea

 
L'usanza di distribuire pani benedetti si ritrova in molte cittadine italiane dove vengono modellati in modo da assumere la forma delle parti malate. Anche a Roma questa usanza sopravvive nella chiesa di San Biagio alla Pagnotta, officiata dagli Armeni, mentre a Milano si mangia una fetta di panettone conservata appositamente dal giorno di Natale. A Castel di Sasso, in provincia di Caserta, il parroco unge invece la gola con una penna di gallina immersa nell'olio benedetto. Proseguendo il viaggio verso Sebaste san Biagio incontrò una donna disperata perché un lupo feroce le aveva sottratto l'unico maiale. “Donna, non ti affliggere,” rispose il santo alla sua richiesta di aiuto “lo riavrai presto.” E subito arrivò il lupo restituendo docilmente il maiale. Questo episodio, rappresentato da vari pittori fra cui Sano di Pietro (XV secolo) in un pannello di predella ora alla Pinacoteca di Siena, ha ispirato o meglio giustificato, insieme con la leggenda delle bestie che aspettavano la benedizione all'entrata della grotta, il suo patronato sugli animali. In realtà questo patronato, non diversamente da quello sugli agricoltori, come si è già accennato, riflette riti precristiani di purificazione dei campi e del bestiame durante l'inverno, come ad esempio le Feriae Sementinae. Ancora oggi a San Piero sopra Patti, in Sicilia, si mette al bestiame un laccio che è stato precedentemente passato sul collo della statua del vescovo armeno. Anche per un altro patronato, quello sui fidanzati, si può intuire, pur confusamente, l'eco di riti per propiziare la fertilità, come i lupercalia romani. Finalmente il corteo con il prigioniero entrò a Sebaste. Quando san Biagio vide nel Foro le statue degli dei le fulminò con lo sguardo facendole crollare: quel gesto fu più eloquente di tante parole. Dopo qualche giorno di carcere il prefetto lo fece condurre in catene fino al suo palazzo e, siccome il vescovo si rifiutava di sacrificare agli dei, ordinò di torturarlo con la fustigazione a una colonna: ma non ci fa verso di farlo abiurare. Anche il secondo interrogatorio non servì a nulla nonostante l'orrenda tortura: i carnefici lo adagiarono sull'eculeo slogandogli braccia e gambe; poi lo straziarono con pettini di ferro. A quell'episodio si sono ispirati molti pittori che lo hanno raffigurato con il pastorale in una mano e il pettine di ferro nell'altra. Curiosamente cardatori e tessitori lo hanno assunto come loro patrono per la somiglianza dei loro strumenti con gli uncini e i pettini di ferro usati nel martirio.  
 
vedi anche Gola e San Biagio 
 
testo tratto da San Biagio Patrono di Bronte - www.comune.bronte.ct.it/citta/eventi/san_biagio/san_biagio.htm
 
 
Michelangelo:S.Biagio- c.Sistina 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
San Biagio 
 
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aggiornato  il 28/7/2010