Maratea 
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Corpo di San Biagio | Maratea

 
Di questo santo veneratissimo Maratea , la cittadina lucana che si affaccia su una delle più belle coste del Tirreno, sostiene di possedere da più di dodici secoli le reliquie nel suo santuario. Secondo la tradizione locale, il 12 maggio del 732 alcuni cristiani armeni, che avevano prelevato parte del suo corpo dalla basilica di Sebaste in Armenia, dov'era stato sepolto dopo il martirio, per sottrarlo alle devastazioni degli iconoclasti, stavano veleggiando verso Roma quando furono spinti da una tempesta contro il lido dell'isolotto di Santoianni, di fronte a Maratea. I profughi pensarono che quella fosse la sede definitiva del santo. La popolazione di Maratea accolse con entusiasmo le reliquie - il torace, un femore, una parte del cranio e del braccio destro - e costruì in cima al colle che sovrasta la cittadina e prese poi il nome del patrono, una cappella sulle rovine di un tempio dedicato a Minerva. Nel corso dei secoli la cappellina si è ampliata raggiungendo le dimensioni dell'attuale basilica fin dal XIII secolo. Nel XVII il re di Spagna Filippo IV volle costruire all'interno del santuario la cosiddetta Cappella reale dove tuttora sono custodite le reliquie in un cofanetto di marmo posto sotto l'altare sopra il quale campeggia il busto d'argento del patrono che non è più l'originale, modellato nel 1706 e rubato nel 1976, ma una copia fedele che risale al 1979. Nella cappella è conservata anche una coppa d'argento in stile gotico che raccoglieva la cosiddetta manna, un liquido acquoso di color biondo gocciolante dall'urna, ma anche dalle colonne e dalle pareti della cappella, e talvolta persino dagli altari e dai muri di tutta la chiesa. Ma dal 1620 circa il fenomeno si è attenuato e si è ripetuto sporadicamente: per quale motivo, naturale o soprannaturale, non sappiamo.  
 
In ogni modo Maratea non è la sola cittadina a vantarsi di possedere reliquie di san Biagio. Vi sono, sparse per l'Europa, quattro teste, otto braccia e decine di dita, denti e piedi. La gola invece era venerata una volta nella chiesa romana di San Biagio del Cantu secuta - detta popolarmente San Biagio alla Pagnotta - e fu poi trasferita sotto Eugenio IV (1431-1447) nel Tesoro di San Pietro. . 
 
vedi anche  Pane di san Biagio 
vedi anche  Gola e San Biagio 
vedi anche  San Biagio patrono 
 
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testo tratto da San Biagio Patrono di Bronte - www.comune.bronte.ct.it/citta/eventi/san_biagio/san_biagio.htm
 
Michelangelo:S.Biagio- c.Sistina 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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aggiornato  il 7/1/2012
 
 
 
 
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