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Maratea
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Novecento a Maratea
Se alla fine dell’Ottocento Maratea era riuscita a preservare la sua economia dalla dilagante povertà della Basilicata, all’inizio del nuovo secolo anche i marateoti furono costretti a emigrare. Mete privilegiate furono il Venezuela, la Colombia e gli Stati Uniti.
Sostenuta dalle rendite degli esuli, la città ebbe il primo acquedotto nel 1902 e l’illuminazione elettrica delle strade nel 1921. La strada carrabile, inaugurata nel 1929, si affiancò alla ferrovia, inaugurata nel 1894, ad alleviare la carenza di comunicazioni della città.
Durante la seconda guerra mondiale, il 15 agosto 1943 Maratea subì un bombardamento da parte degli Alleati, che da un aereo sganciarono 17 bombe sulla città, senza causare alcun ferito.
Dopo la guerra ci furono i primi tentativi di pubblicizzare la città come stazione balneare, portati avanti in particolare dal cittadino Antonio Cernicchiaro, ma le bellezze naturali e artistiche di Maratea acquisirono visibilità solo dopo il 1953, quando l’industriale Stefano Rivetti di Val Cervo installò una serie di attività industriali, che riuscirono a frenare il flusso migratorio della popolazione, e un hotel di lusso che diede l’avvio l’attività turistica.
Nel 1965, lo stesso Rivetti donò alla popolazione di Maratea, con cui ebbe un rapporto a volte problematico, una colossale statua di Cristo Redentore, opera dello scultore fiorentino Bruno Innocenti.
Quando la crisi colpì le industrie di Rivetti, l’economia di Maratea si impostò principalmente sul turismo, tralasciando, come in altre realtà del Mezzogiorno, l’agricoltura e quelle attività che erano state importanti risorse nel passato.
Nel 1982 la città fu colpita da un violento terremoto, e il 12 gennaio 1987 il porto fu distrutto da un maremoto, per poi essere prontamente ricostruito .
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aggiornato il 7/1/2012
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