Chiesa Grotta dell'Angelo
La Chiesa della Grotta dell'Angelo è una cavità naturale posta nel monte S. Biagio a Maratea , perpendicolarmente sotto la mano destra della statua del Redentore.

Le opere d'arte della Chiesa
La grotta offre testimonianza di antiche frequentazioni con un affresco, sulla nuda roccia, datato al X-XI secolo, che rappresenta la Crocifissione, contornata dalle figure del Padre, in alto, del Sole e della Luna, ai lati superiori, di S. Giovanni e S. Michele Arcangelo.
Ed è proprio a questa figura che la grotta deve la sua intitolazione.
Sul calpestio della cavità si trova una lapide commemorativa alla memoria del conte Stefano Rivetti
Visita la Grotta dell' Angelo
Il percorso per raggiungere la Grotta , dai ruderi del Castello di Maratea , ha un alto grado di difficoltà.
Se ne consiglia la visita solo con una guida esperta.
Monte San Biagio Maratea
Grotta dell'Angelo
Pillole di storia e consigli per la visita
A dare il nome alla Grotta dell’Angelo di Maratea è un’immagine che resiste da secoli sulla roccia: quella di San Michele Arcangelo, parte di una composizione pittorica conservata all’interno. È questa testimonianza a raccontare la funzione sacra di un luogo appartato, ricavato in una cavità naturale del monte San Biagio.
L’affresco, generalmente datato tra il X e l’XI secolo e riconducibile alla tradizione bizantina, ha come soggetto principale la Crocifissione. Il tempo ne ha cancellato alcune parti: della Madonna rimangono tracce molto deboli, mentre accanto a Cristo si riconosce una figura identificata come San Giovanni. Completano la scena San Michele, le personificazioni del Sole e della Luna e, in alto, una figura interpretata come l’Eterno Padre.
Chi pregava davanti a queste immagini? La risposta rimane aperta. Il racconto popolare attribuisce alla grotta un ruolo di primo piano nelle origini del cristianesimo locale, indicandola come il più antico luogo di culto cristiano di Maratea. Si tratta però di una tradizione, non di un primato storicamente accertato. L’ipotesi di un utilizzo da parte di monaci di rito greco la inserisce invece nel contesto della vita eremitica diffusa nell’Italia meridionale.
Alcuni elementi dell’ambiente aiutano a immaginare come potesse essere abitato. Le superfici rialzate avrebbero consentito di separare lo spazio della preghiera da quello del riposo; in particolare, il ripiano più piccolo e riparato è stato interpretato come possibile appoggio per un giaciglio. Gli annerimenti visibili sulle pareti sono stati collegati alla presenza di fuochi. A una memoria molto più recente appartiene invece la lapide dedicata al conte Stefano Rivetti, posta sul pavimento.
La grotta si trova sulla parete meridionale della montagna, sotto la statua del Redentore, in corrispondenza della sua mano destra. L’apertura guarda verso la costa, ma la posizione rende l’avvicinamento impegnativo.
La possibilità di visitarla va verificata preventivamente: oltre alle difficoltà del percorso, suggeriamo di informarsi sulle condizioni di accesso e sulla disponibilità di un accompagnamento qualificato perchè l’accesso avviene attraverso un percorso impervio e ci sono limitazioni connesse alla proprietà privata.
