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Maratea
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Tre interviste per conoscere Maratea
di Raffaella Faggella
per gentile concessione di www.graffinrete.it
Chiunque giunga oggi a Maratea, non fosse altro che per trascorrervi le vacanze estive, non può non rimanere colpito dal fascino che emana “ la perla del Tirreno”, a causa dei suoi panorami, del colore intenso del mare, dei suoi cieli che si colorano secondo le stagioni. Se a questo, che non è poco, il visitatore può aggiungere altre valenze storico-culturali, come la sua particolare struttura urbanistica, la presenza ancora viva di un consistente patrimonio di memorie, costumi e tradizioni di cui la gente del posto può offrire tangibile testimonianza, egli avrebbe, in definitiva, una ragione in più per sentirsi prima attratto, e poi legato per sempre a questi luoghi.
Convinta, come sono, che Maratea merita di essere visitata e conosciuta sia per le sue meraviglie naturali sia per le tradizioni culturali, civili e religiose, nelle interviste che seguono ho tentato di abbracciare con uno sguardo d’insieme del suo territorio gli aspetti più interessanti per un eventuale visitatore che si possono così riassumere: turismo, paesaggio, economia e società, ambiente antropico, cultura religiosa e arte. Sono queste, a mio modo di vedere, le valenze più significative di questa terra particolarmente favorita da madre natura. Ho cercato di sottolineare soprattutto queste caratteristiche della cittadina tirrenica per fissare un’immagine di essa comprensiva di quei connotati che oltre alla storia meglio servono a spiegare la sua originale e specifica identità, che, come si vedrà in seguito, non è certamente facile da determinare a causa della concentrazione in uno spazio abbastanza ristretto di diversi eventi storici e di caratteristiche socio-economiche, ambientali e paesaggistiche non omogenee e talvolta addirittura contrastanti
L’originalità e l’importanza di Maratea quale straordinario e complesso luogo turistico e contemporaneamente teatro di grandi eventi storici e culturali mi auguro serva a spiegare perché io abbia puntato l’attenzione sulla “perla del Tirreno”, facendo di Maratea l’argomento delle mie interviste. L’attenzione si è concentrata oltre che sul turismo, tema fondamentale delle nostre argomentazioni, sull’assetto socio-economico, su costumi e tradizioni popolari, che vengono qui considerati non quale esterna e statica entità, ma quali dinamici fattori storici di un “territorio vissuto” e “vivente”, che non appare solo condizionato dallo spazio naturale, ma che, proprio a causa dell’intervento umano, porta i segni della sua impronta in modo consistente e duraturo. Solo così è possibile penetrare nella realtà di una città e di una terra dalla complessa struttura, nella quale oltre a paesaggi divini, è possibile contemplare strutture urbane dalla densa storia, opere d’arte capaci di testimoniare lo spirito religioso sincero ed autentico delle gente locale ed il carattere di una società inventiva, economicamente e culturalmente operosa.
La considerazione del turismo di Maratea non può non richiamare l’importanza del paesaggio, non solo in senso strettamente naturalistico, quale neutra valenza estetica, ma da porre in stretta relazione con la storia culturale e con le strutture architettoniche e le ragioni urbanistiche del luogo. Come è stato denunciato dal W.W.F. e da Italia Nostra, la violenza esercitata nei riguardi del paesaggio, insieme ad un abusivismo, per fortuna allo stato larvale, è uno dei problemi che assillano Maratea, minacciando da vicino le sue bellezze e rendendo conflittuale o problematico il rapporto dell’uomo con la natura. Anch’io sono più che mai convinta che la bellezza dei luoghi non basta se non vi concorrono l’opera e l’intenzione politica.
Per quanto detto sopra si comprende perché nella prima intervista si affronta la questione dei mali e dei problemi che assillano anche questo angolo di paradiso del mondo, che, come si può vedere, non sono solo quelli annosi della viabilità e dei difficili collegamenti con le parti interne, l’insufficienza delle strutture di ricezione, ma anche quello più grave dell’inquinamento del mare e delle acque, che, non dovuto solo all’incuria dei marateoti, rimane una continua e incombente minaccia. In effetti la difesa della costa è un problema che coinvolge anche i paesi dell’interno, che scaricano liquami nei corsi d’acqua, e quelli della costa che molte volte affidano alle correnti i loro rifiuti, come ha dichiarato il sindaco di Maratea Francesco Ambrosio nella prima intervista. Le altre, un’autentica ricerca sul campo, sono rivolte sia a ragguardevoli esponenti del ceto medio sia a semplice gente del popolo di Maratea, col proposito di comunicare con immediatezza ai lettori un insieme essenziale, ma anche significativo, di dati in grado di informarli ed interessarli sugli aspetti più caratterizzanti della città. - Gennaio 2006 - Raffaella Faggella
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Utilità
aggiornato il 7/1/2012
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